Memorie dall’Invisibile, a cura di Sara Candore
AnonimaKunsthalle, Varese (IT)

Memorie dall’Invisibile / 2025
lastra di piombo incisa, tessuto cerato su tavola in legno, 30x40x3,5 cm 26x30x3,5 cm
Puntasecca su lastra di piombo, tessuto cerato, 35x45x2 cm

MEMORIE DALL’INVISIBILE
AnonimaKunsthalle, Varese 21 settembre - 31 ottobre

Nel lavoro di Bernardo Tirabosco, il pensiero prende forma prima ancora di diventare immagine. Le sue opere non illustrano, ma evocano: sono soglie attraversabili, superfici che trattengono la memoria del gesto, materie che assorbono e restituiscono visioni. La sua pratica si muove tra permanenza e transitorietà, lasciando affiorare un immaginario intimo, dove la distinzione tra realtà e possibilità si assottiglia fino a sparire.

Muovendo i primi passi nella pittura, l’artista amplia progressivamente il proprio linguaggio espressivo, avvicinandosi alla scultura, all’installazione e alla grafica. Il suo approccio, però, non si limita alla mera padronanza tecnica, ma si configura come una vera e propria ricerca basata sulla sperimentazione e sull’incontro tra queste pratiche. Questo modo di fare arte, fondato sulle tecniche tradizionali, mette in discussione i confini tra le diverse discipline. Ne nasce così, un linguaggio personale e dinamico in cui la contaminazione diventa elemento chiave sia del processo creativo sia della modalità di pensiero.

Bernardo Tirabosco lavora per stratificazioni: partendo da supporti leggeri come tessuti cerati, imprime forme con il piombo, creando impronte che emergono come residui di un pensiero trattenuto. Ogni opera è il risultato di un processo lento, che trasforma materiali eterogenei in tracce visive dense. Il piombo, da peso scultoreo, si fa segno, passaggio, impronta che non rappresenta ma afferma una presenza. Non c’è narrativa, né composizione definita: solo una tensione continua tra ciò che appare e ciò che si sottrae. La superficie diventa campo di resistenza contro l’oblio, spazio in cui la memoria non è raccontata ma incarnata. Ogni segno è un atto deliberato, un gesto che fissa l’effimero senza tentare di controllarlo.

Nella mostra Memorie dall’invisibile ad AnonimaKunsthalle, lo spazio accoglie queste tracce come frammenti di un linguaggio silenzioso, dove le opere sono esse stesse il pensiero che si manifesta, la memoria che prende corpo attraverso un processo di trasformazione. La materia – trattata, incisa, stratificata – diventa mediatrice tra il visibile e l’invisibile. L’artista non cerca una forma compiuta, ma una presenza viva, aperta. L’opera è uno spazio di accoglienza, un luogo in cui la percezione si apre e si dispone all’ascolto. Non mostra il pensiero: lo trattiene e lo lascia affiorare nel tempo della visione.

RACCONTAMI: prende spunto da un esercizio che porto avanti da anni, dare vita ai sogni notturni attraverso la narrazione. Dopotutto è solo attraverso la loro descrizione che le visioni più recondite si svelano e prendono forma nel reale: raccontare un sogno significa necessariamente separarsi da una parte di sé nascosta che si anima attraverso le parole.

La rassegna trae ispirazione dallo spazio espositivo di AnonimaKunsthalle, una porzione di una stanza capace di trasformarsi metaforicamente nell’angolo più remoto della nostra mente. È in questo luogo ristretto, che il sogno prende forma. Qui ansie e gioie si mescolano in maniera più o meno nitida, manifestandosi attraverso immagini e suoni. Attraverso il dialogo instaurato con gli artisti, ogni mostra personale prende avvio da un immaginario onirico nello specifico che, narrato, tenta di interpretare il proprio significato, svelando solo parzialmente la sua intrinseca essenza.


Il tutto, nell’organicità del progetto, si arricchisce di una fase performativa determinante, dove performer adorni di abiti scarni e muniti di strumenti musicali, come in un rituale dalle proprietà tanto ancestrali quanto universali, mettono in funzione i forni. Nel vivo dello svolgersi di questa azione, gli attori interferiscono con il divenire del fuoco, quindi con il tempo della creazione, intonando, inoltre, sonorità che completano l’espressione di quel sentire originario di cui l’intervento dei due artisti è portavoce.
Così strutturato, il lavoro di Naccarato e Tirabosco comprende nei suoi passaggi i quattro elementi fondamentali; ovvero la terra dell’argilla, l’acqua utilizzata per plasmarla come forno, il fuoco all’interno di questo che arde dissipando il fumo nell’aria. Tale complessità si rispecchia nelle scelte di linguaggio qui effettuate dai due autori, i quali coniugano, in un’unica operazione, la fisicità della materia all’immanenza del corpo in movimento e all’evanescenza del suono, delineando un’esperienza sinestetica.